Ciao a tutti! Mi chiamo Asia, ho 22 anni e studio presso l’università SSML GREGORIO VII di Roma. Sono una studentessa di interpretariato e traduzione ed ho aperto questo blog per un progetto universitario. Lo utilizzerò per condividere i miei pensieri o anche articoli a scopo informativo o di opinione. Un po’ di tutto, come potrete vedere. Ma la cosa più importante è che il mio unico intento è quello di strapparvi una risata, farvi passare un po’ il tempo e anche tenervi informati su quello che sta accadendo nel mondo. Spero vi piaccia!
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Ci vuole coraggio
Si dice che l’ossitocina emanata durante l’abbraccio faccia rilassare ogni nervo umano. Impossibile resistere al calore di un abbraccio, specie se la persona che hai di fronte profuma di casa. Nessuno, però, pensa a quanto coraggio richieda: lasciarsi stringere tra le braccia di uno sconosciuto che potrebbe far forza fino a soffocarti, come un serpente, oppure mollare la presa e farti cadere all’improvviso. Amare richiede coraggio. Per tutta la vita ti alzi, ti guardi allo specchio e sei tu, con i tuoi capelli arruffati, la faccia insonnolita, difetti e pregi compresi. Poi arriva una persona che ti solleva il mento e ti costringe a guardare nei suoi occhi. Un po’ ti ci rifletti e vedi ciò che sei in una nuova luce, in un nuovo colore. Gli occhi dell’altro ti restituiscono un’immagine distorta, che è la somma di quello che ami e di quello che vorresti cambiare. Ma quanto c’è di vero? È un cambiamento che viene dal tuo io più profondo, oppure è il cambiamento che ti chiede l’altra persona? Difficile definirlo; amare richiede un completo abbandono, una fiducia cieca. Se amiamo, ci sentiamo in diritto di poter chiedere all’amato cose grosse, tipo mettersi in discussione o cambiare qualcosa che non ci piace. E giustifichiamo le sue richieste di cambiare noi stessi. È per questo che amare mi riesce difficile. Prima dovrei amare me stessa al punto tale da sapere con certezza di non dover cambiare nulla, oppure di farlo solo perché lo sento io; e finché non sarò capace di abbracciarmi così, forte, da sola, non mi lascerò abbracciare da nessuno.
La gatta frettolosa
Quante volte mi sono sentita dire questa frase dagli adulti. Fin da bambina, quando per andare a vedere il mio cartone preferito mi sbrigavo a finire i compiti, e sbagliavo ad inserire le doppie nelle caselle giuste. Mamma mi rimproverava e mi diceva che per certe cose ci vuole pazienza. C’è una bella differenza tra cane e canne. Tra casa e cassa. Devi riflettere, prima di scegliere dove mettere la doppia.
Devo ammettere che adesso non sono migliorata, ma prima o poi lo impari sulla tua pelle, che la fretta ti è nemica.
Arriva il momento in cui, pur di avere l’ultima parola, pronunci una frase carica di odio. Oppure, per la smania di tornare a casa, compri un biglietto del treno il giorno di Pasqua, in piena epidemia.
O quel momento in cui, per la fame, mordi il sofficino appena uscito dal forno.
Questione di attimi, di scelte sbagliate, di non aver contato fino a 10, chiamatelo come vi pare.
E quanto ti è costato l’attimo? Hai perso un amico, sei stato fermato da un posto di blocco o, peggio, ti sei bruciato la lingua col ripieno di pomodoro e mozzarella (che è più bollente della lava!)
Carpe Diem sì, ma fino a un certo punto.
In un periodo in cui tutto è rallentato e fermo, dobbiamo adeguare la testa al corpo. Far riposare il cervello sul divano più del solito, impastare una pizza o guardare un bel film.
È inutile correre, è inutile sbrigarsi, è inutile fare sgambetti agli avversari per rallentarli. Adesso, in gara, siamo tutti all’ultimo posto.