Ci vuole coraggio

Si dice che l’ossitocina emanata durante l’abbraccio faccia rilassare ogni nervo umano. Impossibile resistere al calore di un abbraccio, specie se la persona che hai di fronte profuma di casa. Nessuno, però, pensa a quanto coraggio richieda: lasciarsi stringere tra le braccia di uno sconosciuto che potrebbe far forza fino a soffocarti, come un serpente, oppure mollare la presa e farti cadere all’improvviso. Amare richiede coraggio. Per tutta la vita ti alzi, ti guardi allo specchio e sei tu, con i tuoi capelli arruffati, la faccia insonnolita, difetti e pregi compresi. Poi arriva una persona che ti solleva il mento e ti costringe a guardare nei suoi occhi. Un po’ ti ci rifletti e vedi ciò che sei in una nuova luce, in un nuovo colore. Gli occhi dell’altro ti restituiscono un’immagine distorta, che è la somma di quello che ami e di quello che vorresti cambiare. Ma quanto c’è di vero? È un cambiamento che viene dal tuo io più profondo, oppure è il cambiamento che ti chiede l’altra persona? Difficile definirlo; amare richiede un completo abbandono, una fiducia cieca. Se amiamo, ci sentiamo in diritto di poter chiedere all’amato cose grosse, tipo mettersi in discussione o cambiare qualcosa che non ci piace. E giustifichiamo le sue richieste di cambiare noi stessi. È per questo che amare mi riesce difficile. Prima dovrei amare me stessa al punto tale da sapere con certezza di non dover cambiare nulla, oppure di farlo solo perché lo sento io; e finché non sarò capace di abbracciarmi così, forte, da sola, non mi lascerò abbracciare da nessuno.

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